Salgono a 53, grazie alle recenti decisione Unesco, i siti patrimonio dell’umanità presenti in Italia: una ricchezza unica al mondo che, non è un segreto, proiettano l’Italia in testa alle superpotenze culturali.

Il patrimonio culturale italiano è vastissimo e abbraccia i settori più disparati: dalle scienze architettoniche a quelle umanistiche come letteratura, poesia e arte visuale, dalla musica al design industriale.

E proprio quei 53 siti permettono all’Italia di produrre ben 89,9 miliardi di euro l’anno, il 6% della ricchezza nazionale. Non solo, perché se si contano anche i settori affini dell’economia attiva, il settore culturale in toto muove circa 250 miliardi di euro, cioè il 17% del PIL nazionale.

Questo è il resoconto del Rapporto 2017 “Io sono cultura, l’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi”, elaborato da Fondazione Symbola e Unioncamere. Una fotografia eccezionale che spiega perché l’Italia è il quinto paese più visitato al mondo, il secondo in Europa, dato che accoglie quasi 50 milioni di turisti l’anno, e caratterizzato da un patrimonio culturale che non include solo i siti naturali ma anche il prodotto della millenaria cultura della penisola.

Gli ultimi dati parlano di un’Italia che vanta quasi 5000 musei, 479 siti archeologici, 5.000 beni culturali, 12.609 biblioteche, 46.025 beni architettonici vincolati, 65.431 chiese, 1.500 monasteri, 40.000 castelli assortiti, torri e fortezze, 30.000 dimore storiche, 4.000 giardini, 1.000 principali centri storici. Un insieme impressionante, che include quasi il 50% dei tesori d’arte del mondo.

Un settore, quello culturale, che però spesso viene svalutato e curato poco, e che ha subito grandi danni a causa di tutti i sismi che hanno scosso il centro Italia. In questo senso è di assoluta importanza il fatto che è per i prossimi 10 anni, l’intera quota dedicata alla conservazione dei beni culturali dell’8 per mille destinato allo Stato sarà utilizzata per interventi di ricostruzione e restauro del patrimonio culturale delle aree colpite.

Della potenza culturale italiana sembra aver preso atto anche l’Unione Europea, che ha istituito un Fondo di garanzia, che stanzia 122 milioni per i prestiti a intermediari selezionati, in modo che possano reinvestirli nel settore culturale.

Una serie di investimenti che finalmente sembra sorreggere il boom culturale, che anche nel primo trimestre del 2017 ha visto una crescita del 7,3% rispetto al 2016.

 

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