Potenzialità edificatoria e domanda: quando costruire di più vale meno

La potenzialità edificatoria viene spesso considerata il principale indicatore del valore di un terreno. Più superficie o volume possono essere realizzati, maggiore dovrebbe essere la convenienza economica dell’area.

Questa relazione, però, vale soltanto fino a quando il prodotto trova una domanda capace di assorbirlo. Oltre quella soglia, costruire di più può significare vendere più lentamente, aumentare il capitale immobilizzato e ridurre il margine complessivo.

La capacità edificatoria stabilisce il massimo consentito. Il mercato stabilisce il massimo conveniente.

L’indice edificatorio non misura la domanda

L’indice edificatorio definisce la quantità di superficie o volume che può essere realizzata sul terreno. È quindi un parametro urbanistico, non commerciale.

Non indica quante abitazioni potranno essere vendute, quanti box serviranno realmente o quanta superficie produttiva troverà utilizzatori.

Un terreno può presentare un indice molto elevato e trovarsi in un’area con domanda insufficiente. In questo caso l’elevata capacità edificatoria non rappresenta necessariamente un vantaggio, ma può anzi aumentare le aspettative del proprietario e condurre a una valutazione non sostenibile.

Il valore cresce fino alla soglia di assorbimento

Immaginiamo un mercato locale capace di assorbire cento unità immobiliari e un terreno che ne consente la costruzione di centocinquanta.

Le prime cento unità rispondono a una domanda potenziale. Le cinquanta successive entrano invece in un’area di maggiore incertezza, perché potrebbero essere vendute soltanto in tempi più lunghi, con riduzioni di prezzo o dopo un futuro aumento della domanda.

L’edificabilità aggiuntiva conserva un’utilità, ma il suo contributo al valore non può essere identico a quello della volumetria immediatamente assorbibile.

Oltre una determinata soglia, il valore dell’area tende quindi a crescere in misura meno che proporzionale rispetto alla capacità edificatoria. È il mercato, e non il piano urbanistico, a stabilire il punto in cui la volumetria comincia a “raffreddarsi”.

La domanda deve essere misurata e interpretata

La domanda immobiliare non coincide con il numero di persone presenti nel territorio. Occorre valutare quante possano realmente acquistare il prodotto, quale capacità economica possiedano e quali caratteristiche ricerchino.

L’analisi deve considerare l’andamento delle compravendite, lo stock disponibile, i tempi medi di vendita e la quantità di nuovi progetti. Deve inoltre leggere il reddito, l’occupazione, l’accesso al credito e l’evoluzione demografica.

Un aumento della popolazione non costituisce sempre un indicatore sufficiente. Bisogna capire quale segmento cresce, quale reddito dispone e se quella popolazione rappresenti effettivamente il target del progetto.

Allo stesso modo, un numero elevato di compravendite può riguardare immobili usati con prezzi molto diversi da quelli necessari a sostenere una nuova costruzione. I dati acquistano significato solo dopo essere stati interpretati in funzione del prodotto.

Quantità e qualità devono essere analizzate insieme

Non basta stabilire quante unità il mercato richieda. Occorre comprendere quali unità richieda.

Il numero di appartamenti assorbibili cambia in funzione della metratura e del prezzo. Dieci abitazioni di grandi dimensioni possono incontrare una domanda più limitata rispetto a quindici unità più compatte.

Lo stesso vale per autorimesse, spazi commerciali e immobili produttivi. Un progetto può risultare sovradimensionato non soltanto per quantità, ma anche per caratteristiche qualitative.

La domanda potrebbe richiedere edifici energeticamente efficienti, spazi esterni, parcheggi o dotazioni tecnologiche che il progetto non prevede. In questo caso la capacità edificatoria rimane teoricamente utilizzabile, ma il prodotto rischia di non essere competitivo.

Il mercato futuro conta più di quello presente

Uno sviluppo immobiliare richiede tempo. Tra acquisizione del terreno, progettazione, autorizzazioni, costruzione e vendita possono trascorrere diversi anni.

La domanda presente al momento della stima non coincide necessariamente con quella disponibile alla conclusione del cantiere. Per questo l’analisi deve avere natura prospettica.

Occorre valutare se la popolazione crescerà, se nuove infrastrutture miglioreranno l’accessibilità, se il territorio attirerà attività produttive o se altri operatori immetteranno prodotto concorrente.

Il dimensionamento deve riferirsi al mercato atteso al momento della vendita, non soltanto a quello osservabile nel momento iniziale.

Immagine articolo Potenzialità edificatoria

I competitor possono assorbire la domanda residua

La domanda immobiliare non appartiene in esclusiva a un singolo operatore. Quando più progetti si rivolgono allo stesso bacino, ogni nuova unità immessa sul mercato riduce la domanda disponibile per gli altri.

Un concorrente che arriva prima può vendere parte del prodotto, fissare i prezzi e modificare le aspettative degli acquirenti.

Il problema diventa particolarmente rilevante nei mercati locali, dove il numero potenziale di compratori risulta limitato. La stima deve quindi considerare non soltanto quanto il territorio richiede, ma quanto di quella richiesta rimarrà disponibile dopo l’intervento dei competitor.

I lotti funzionali riducono l’incertezza

Quando la capacità edificatoria supera la domanda immediatamente verificabile, la suddivisione in lotti può ridurre il rischio.

L’operatore realizza una prima parte dell’intervento, ne osserva l’assorbimento e utilizza i risultati per decidere se procedere. Questo approccio consente di adattare progressivamente quantità, superfici e caratteristiche qualitative.

Può inoltre permettere di utilizzare i ricavi del primo lotto per sostenere quello successivo, riducendo la dipendenza dal credito.

La suddivisione deve però essere reale. Ogni lotto deve poter funzionare ed essere commercializzato in modo autonomo. Una semplice divisione formale del cantiere non riduce il rischio se l’intero investimento deve comunque essere sostenuto fin dall’inizio.

La misura la dà il mercato

La capacità edificatoria non deve essere confusa con la quantità da costruire. Prima di utilizzare tutta la volumetria disponibile occorre verificare quale parte il mercato possa assorbire, in quali tempi e con quali caratteristiche.

Il piano urbanistico stabilisce quanto si può costruire; il mercato stabilisce quanto conviene costruire.

 

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