Il 4 novembre del 1966 l’alluvione distrusse Firenze. A cinquant’anni da quell’evento in Italia si contano 950 persone morte a causa del dissesto idrogeologico. Gli studiosi del Gruppo italiano di idraulica, del Consorzio interuniversitario per l’idrologia e del comitato Firenze 2016 rinnovano l’appello per sottolineare l’urgenza di intervenire. Lo stanno facendo attraverso una raccolta di firme che ha già superato 15.000 sostenitori. La finalità è quella di porre l’attenzione sul fatto che difendersi dal rischio idrogeologico si può, ma ci vuole impegno.

La petizione

“La comunità scientifica ha chiaramente dimostrato che la difesa dalle alluvioni del territorio italiano è possibile, a patto che sia attivata un’efficace programmazione ed un’efficiente azione tecnica finalizzate alla prevenzione ed all’educazione dei cittadini, con un approccio che consideri i rischi naturali nella loro globalità. In questo Paese non c’è la cultura del presidio del territorio e le conoscenze sul dissesto idrogeologico sono rimaste ferme al 1966″ è la denuncia che viene fatta.

Le problematiche denunciate

Tra le falle del sistema si sottolinea la disomogeneità degli organi territoriali che implica, ovviamente, una cattiva gestione dei soldi. Sul fronte del monitoraggio, al problema economico si sommano le ben più gravi carenze di organizzazione tra i vari livelli della pubblica amministrazione. In regioni come la Sicilia e la Sardegna esistono due reti simili e concorrenti. Gli enti non riescono ad accordarsi su chi sia il soggetto unico responsabile di questa attività.
La denuncia più grave che viene fatta è sicuramente quella relativa ai gruppi di lavoro nazionali sul rischio idrogeologico.

Cosa erano i gruppi di lavoro nazionale sul rischio idrogeologico

Si trattava di una rete di un centinaio tra università, centri di ricerca e sedi del CNR in collegamento con la Protezione civile, in grado di tenere sotto controllo il territorio e lanciare allarmi quando necessario. Questa struttura era capace di garantire un continuo trasferimento della conoscenza dall’accademia al mondo delle professioni e la presenza attiva di una massa critica di ricercatori e di università operanti in modo sinergico su tematiche di difesa del suolo. Da almeno 15 anni non sono più operativi per mancanza di adeguati finanziamenti. Mentre il rapporto tra Protezione civile e CNR è rimasto, la rete di presidio sul territorio è stata smantellata: “Soprattutto al Sud, le università erano all’avanguardia in questo – aggiunge il professor Claps in un’intervista al quotidiano il Fatto – ma tutte queste competenze sono andate perse. Ora in queste regioni l’organizzazione è carente e un monitoraggio di questo tipo non c’è più”.

Una giornata per sensibilizzare

Nel testo della raccolta di firme gli studiosi chiedono anche di istituire, il 4 novembre, la giornata nazionale delle vittime delle alluvioni. Un modo per porre l’attenzione sul tema, in un paese che conta oltre l’88 per cento dei Comuni a rischio frane e alluvioni. Tutte falle che ora, secondo gli scienziati del Gruppo italiano di idraulica, vanno risolte se si vogliono veramente veder diminuire i numeri degli episodi di dissesto e soprattutto delle vittime.

Alcune proposte dai tecnici

Un altro strumento che secondo gli esperti potrebbe aumentare la consapevolezza dei cittadini è il fascicolo del fabbricato, che anche il Consiglio nazionale degli ingegneri chiede da tempo. Sarebbe una specie di identikit dell’edificio dal punto di vista dei rischi idrogeologici, in modo che chiunque si trovi a soggiornarvi abbia le informazioni basilari sui possibili pericoli in caso di frana o alluvione. “È la sicurezza che costa poco: fare il fascicolo sarebbe economico, perché basta il sopralluogo di un tecnico, ma potrebbe salvare persone”.

Iniziative meritevoli

Come sempre vogliamo però sottolineare ciò che di buono sta avvenendo. Gli italiani hanno sempre un merito innegabile, quello di “attivarsi dal basso” quando ritengono che chi è in alto non dia le giuste risposte.

La convinzione degli esperti è che serva la consapevolezza delle persone. Uno strumento messo in campo dalla studentessa di Ingegneria dell’università di Cagliari Maria Laura Pala è il sito web Fattoreacca.it, utili a informare i cittadini sui rischi legati all’area in cui risiedono. Tra le iniziative promosse dal sito c’è anche “Adotta un tombino” ennesima espressione della spinta che vede i cittadini come supporto alla cosa pubblica la dove la pubblica amministrazione da sola non riesce a garantire la sicurezza dei cittadini.

La migliori delle iniziative è sicuramente quella messa in atto da un gruppo di scienziati italiani che si sono organizzati in autonomia, per mettere a frutto le proprie competenze e non rimanere a guardare mentre l’Italia si sgretola e si allaga sotto i loro occhi. Il “Gruppo alluvioni” è composto da un centinaio di studiosi esperti di una ventina di poli scientifici diversi. Un lavoro autonomo, spontaneo e totalmente autofinanziato, che parla del valore civile della ricerca nel nostro Paese.

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