Universale, per tutti. È questo il significato di Universal Design, progettazione accessibile. Un significato all’apparenza semplice, ma in realtà molto più profondo e complesso.

In primo luogo, si pone come un design volto a rompere alcune barriere mentali che a nostra insaputa condizionano la nostra visione degli spazi: non si tratta solo di considerare le disabilità fisiche, “del simbolo dell’omino in carrozzina”, ma anche pensare alle disabilità sensoriali, come vista e udito, di considerare gli anziani, e di progettare strutture realmente universali, per tutti.

Rendere un ambiente universale significa renderlo confortevole, sicuro, e migliore da un punto di vista qualitativo per tutti i potenziali utilizzatori.

I principi base per questo “Design for All”, sono stati elaborati nel 1997 da un gruppo di lavoro formato da progettisti e architetti.

Principi semplici, eppure importanti, a volte dimenticati, come ad esempio un “uso equo”, cioè una progettazione che punti a rendere le stesse strutture accessibili a tutti nello stesso modo, in maniera da non stigmatizzare o isolare alcuni utilizzatori.

O ancora, la “tolleranza dell’errore”, cioè progettare cercando di ridurre al minimo gli errori e i rischi, ad esempio isolando le fonti di pericolo, e cercando di eliminare le conseguenze negative o accidentali.

In questo senso, pioneristico è l’atteggiamento della città di Auckland, che ha rilasciato un manuale di design per l’intera città, cercando di mettere le persone “at the centre of urban design”, attraverso uno strumento per tutti i progettisti.

“La nostra città sta crescendo e ha bisogno di essere funzionante per tutti, nei differenti periodi di vita, che abbiano impedimenti alla mobilità, cognitivi o che non li abbiano. Vogliamo rendere Auckland accogliente, inclusiva e user-friendly per tutti noi”.

L’Auckland design manual, consultabile al sito http://www.aucklanddesignmanual.co.nz/, è solo uno dei tanti esempi, nazionali e internazionali, di questa nuova visione di progettazione, che in Italia è stata legittimata attraverso un decreto del Ministero dei Beni e le Attività Culturali del 2008, nel quale vengono stabilite alcune linee guide sull’accessibilità dei luoghi pubblici e culturali.

Una visione comprensiva, a 360 gradi, che comprende spazi pubblici, privati, comuni, sportivi, di gioco e residenziali, e che si configura come massima espressione dell’intelligenza progettuale.

 

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