Parlare di Carlo Scarpa oggi è estremamente difficile, per la complessità e la vastità del portato culturale della sua figura.

Cresciuto nella realtà veneziana, in particolare educato all’Accademia di Belle Arti, si applicherà a diversi campi artistici, ma anche allo studio, all’analisi e alla progettazione architettonica con una capacità e una propensione ideativa assolutamente peculiari.

Carlo Scarpa dichiarava: “Ho bisogno di vedere le cose per cui disegno”. E’ incredibile sapere che un uomo avente una così complessa e articolata capacità immaginativa, affermasse di poter vedere unicamente ciò che lui disegnava. Anzi, sembra una contraddizione, per una persona che ha avuto la genialità di disegnare una spazialità cosi ricca. Opera che parte dalle sue migliori prove allestitive (come ad esempio tutte le biennali di Venezia, a cui partecipò come allestitore), sino ad arrivare agli esiti eclatanti di Castelvecchio a Verona o delle diverse commissioni portate a termine grazie alla capacità critica di intendere la complessità.

Un’altra grande branca dell’attività dell’architettura di Carlo Scarpa riguarda anche il design. Venne sollecitato da più parti a produrre materiale di design, ma Scarpa non rispose mai con altrettanto entusiasmo a queste richieste come nei confronti dei progetti di architettura veri e propri.

Un dato rilevante della sua attività professionale è la grande capacità e la profonda conoscenza tecnica esecutiva.

Ciò che caratterizza maggiormente l’architettura di Carlo Scarpa è l’atteggiamento pragmatico nei confronti del mestiere e della poetica vera e propria del costruire. Ha sempre dimostrato nei confronti del progetto un’attenzione profondamente ancorata al processo ideativo.

Purtroppo, spesso e volentieri, oggigiorno assistiamo ad una “dissociazione dal progetto” e al “come si fa”, il “come si fa” è una questione che molto spesso viene affidata e risolta da personaggi che poco hanno a che fare con il progetto al fine di sciogliere i nodi di troppo.

Un obbiettivo mancato dell’architettura di Carlo Scarpa riguarda il tema dell’edilizia popolare. Ha sempre voluto affrontare questa tematica per testare la propria capacità nella soluzione di un tema di matrice ‘povera’, per  verificare se il livello dell’espressività dei risultati sarebbe stato lo stesso.

Per molti l’architettura di Carlo Scarpa viene etichettata come l’architettura degli aristocratici. I tempi progettuali si prolungavano in maniera a volte eccessiva, ma erano i tempi necessari alla decantazione e alla ricerca di quella soluzione sufficientemente espressiva e quindi tale per cui potesse essere posta in esecuzione.

Erano i tempi necessari per contraddistinguere l’architettura di Carlo Scarpa.

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