Numeri da campioni. Turismo, una serie TV dedicata che ha raggiunto ascolti record, una nuova attenzione mediatica e importanti finanziamenti per sviluppare progetti ad hoc. È quello che si sta diffondendo come “fenomeno Chernobyl”.

Tutti sappiamo che qualcosa è andato storto a Chernobyl e associamo il nome di quella città al più famoso incidente nucleare della storia. In pochi tuttavia ne conoscono i dettagli.
Il 26 aprile 1986, a soli tre chilometri dalla città di Pryp’’jat’ sul confine tra le attuali Ucraina e Bielorussia, i reattori della centrale nucleare esplodono e l’aumento esponenziale delle temperature porta allo scioglimento del nocciolo del reattore stesso e al rilascio di materiale radioattivo nell’ambiente.
Alla base della catastrofe vi sono numerose cause correlate fra loro: errori strutturali, a partire dal sistema di raffreddamento legato solo alla presenza dell’acqua, sino alla sala del reattore che non era protetta da sistemi di contenimento dell’esplosione. Errori di valutazione umana, la scarsa formazione del personale tecnico presente e l’incapacità di gestire l’effetto domino della situazione.
La regione interessata dall’esplosione diventa in poco tempo una zona avvelenata e le conseguenze della tossicità iniziano a farsi sentire anche in altre regioni della Russia e dell’Est.

Il disastro di Chernobyl è stato catalogato con il livello 7 della scala INES (International Nuclear and radiological Event Scale), vale a dire con la classificazione più grave prevista. Anche altri disastri hanno raggiunto questo livello, come il recente episodio avvenuto a Fukushima; tuttavia, la portata dell’episodio ucraino è stata ben maggiore, sia in termini di vittime che dal punto di vista ambientale. Il bilancio delle vittime non è ancora certo: l’Organizzazione Mondiale della Sanità ne conta 9mila, mentre altri fonti come quella di uno studio bielorusso salgono fino al 115mila caduti.

“Fenomeno Chernobyl”: la serie TV

Il 2019 ha aperto le porte ad un rinnovato interesse rispetto alla questione del nucleare e oggi tutti i social parlano di “fenomeno Chernobyl”.
HBO e Sky UK firmano una nuova serie TV che ha raggiunto share da classifica. Cinque episodi, che si posizionano subito come la serie europea più seguita di Sky e che raggiungono il quarto posto nella classifica mondiale, superati solo da Gomorra, The Young Pope e Il Trono di Spade.

Sedici settimane di riprese vicino a Vilnius, in Lituania, all’interno della centrale nota come “la sorella di Chernobyl” per la sua somiglianza con la struttura di Pryp’’jat’.

La trama non lascia spazio alla suspance, i produttori non desiderano stupirci con l’effetto sorpresa. In fin dei conti sappiamo già come andrà a finire. E infatti la serie inizia dalla fine: dall’esplosione.
Poi la storia si dedica al racconto delle esperienze umane: come hanno cercato di risolvere e arginare l’incidente? Chi aveva il potere di decidere? Chi invece ha potuto solo osservare da spettatore?

La serie è stata apprezzata dalla critica non solo per la recitazione degli attori, la fotografia e il racconto dei dettagli, ma anche per il tentativo, ben riuscito, di spiegare la vicenda in modo semplice, ma non semplicistico. L’obiettivo dei produttori era quello di raccontare la vicenda in modo storico e realistico. Senza dubbio sono state fatte delle semplificazioni e gli sceneggiatori si sono presi qualche libertà creativa, ma “alla fine, niente di tutto questo importa davvero. Perché la mini-serie racconta una verità fondamentale, che il disastro di Chernobyl è dipeso più dalle bugie, dagli inganni e da un sistema politico marcio, che non da una cattiva ingegneria o da una pessima gestione e addestramento […]”[1]

Mazin, sceneggiatore della serie, ha poi dichiarato in un’intervista: “L’ultima cosa che volevo [con la serie] era dire agli spettatori: << Ora che hai guardato la serie, sai la verità>>”.
Gli episodi, quindi, ci regalano una seria opportunità: quella di iniziare a scoprire davvero qualcosa di nuovo.

Le soluzioni per mettere in sicurezza l’area di Chernobyl

Un progetto costato 2,1 miliardi di dollari e finanziato dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo. Una struttura in acciaio in grado di controllare la vasta quantità di materiale radioattivo liberato nell’ambiente a seguito dell’esplosione chimica del reattore di Chernobyl.

La struttura pesa 36mila tonnellate e per garantirne la messa in sicurezza sono serviti 9 anni. Il suo scopo è quello di isolare tonnellate di materiali radioattivi, polveri contaminate, uranio e plutonio. Nota già dal 2016 con il termine di “sarcofago”, la costruzione si trova all’interno della Chernobyl Exclusion zone, l’area fantasma interessata dall’esplosione.

Il sistema di isolamento, tuttavia, non risolve il problema per sempre e i costruttori parlano di una protezione garantita per un centinaio di anni.
Questo significa, che i tecnici del prossimo futuro avranno il compito e la responsabilità di cercare, ma soprattutto trovare, nuove soluzioni allo stesso problema.

Chernobyl come nuova meta turistica

E come accade ai set cinematografici più noti, anche Chernobyl registra un aumento esponenziale delle prenotazioni turistiche nell’area coinvolta dall’esplosione.

È possibile visitare il bunker dove è stata presa la decisione di non evacuare la popolazione delle città vicine al reattore, visitare la città fantasma di Pryp’’jat’, oggi completamente abbandonata e invasa dalla vegetazione. Fotografare la ruota panoramica del parco divertimenti, che doveva essere inaugurata nel maggio del 1986 e camminare fra i mezzi, oggi arrugginiti, ma utilizzati dalle Forze dell’Ordine durante l’incidente e completamente abbandonati in un capannone perché fortemente radioattivi.
Durante le pause previste, i turisti possono anche godersi un pranzo tipicamente sovietico in un ristorante nei pressi dell’ex-centrale nucleare, oggi totalmente inutilizzata.

Resta un dubbio.
Anzi due.

Il primo. Il perimetro di sicurezza circonda la struttura del reattore per trenta chilometri e in quest’area non sono consentiti insediamenti umani. Quindi quanto è pericoloso visitare questa meta?
Gli organizzatori delle visite assicurano che non esistono pericoli sanitari per i turisti e che durante l’esposizione alle radiazioni questi assorbirebbero solo due microsievert ogni ora, vale a dire gli stessi a cui siamo tutti esposti durante un viaggio aereo. È fondamentale però non avere contatti con gli oggetti presenti all’interno dell’area, nemmeno con il terreno, non si può bere né mangiare all’esterno ed è importante non allontanarsi dalle guide per il rischio crollo di alcune strutture.

Il secondo. Quali saranno le conseguenze di questo nuovo “Effetto Chernobyl“? Il fine della produzione televisiva era sicuramente quello di riportare l’attenzione su un fatto noto, ma sostanzialmente poco conosciuto e ancora oggi non del tutto risolto. Ma quale sarà l’effetto definitivo? Un reale interesse nella ricerca di nuove soluzioni e nuovi sistemi di protezione per evitare nuovi incidenti simili, oppure una mera spettacolarizzazione del dolore e delle aree colpite dall’incidente?

Ai posteri/ l’ardua sentenza!”


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[1] New York Times – https://www.nytimes.com/2019/06/02/arts/television/chernobyl-hbo.html

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