Alzi la mano chi, almeno una volta, si è chiesto: “Ma cos’è davvero il Personal Branding?”

Marketing, social network, target di riferimento sono parole, che sono entrate a far parte del gergo comune e che sentiamo citare sempre più spesso anche fuori dai nostri contesti lavorativi.

È innegabile che il nostro sia un mondo iper connesso, dove la presenza in rete non è più qualcosa di accessorio o facoltativo, ma fondamentale per la propria reputazione e per il successo lavorativo. Ogni giorno ci affidiamo alle recensioni online per scegliere il ristorante dove festeggiare l’anniversario, per prenotare l’hotel dove trascorrere le vacanze estive, per procedere con gli acquisti online dei regali di compleanno. Insomma il famoso “passaparola” si è allargato su scala globale e se fino a ieri ci fidavamo solo di chi conoscevamo di persona, oggi riteniamo affidabili consigli di persone che non incontreremo mai e che potrebbero avere abitudini e stili di vita lontani dai nostri.

In questo articolo analizziamo l’importanza del personal branding sul web e cos’è cambiato negli ultimi anni. Infine approfondiremo un caso studio per capire quali strategie siano le migliori.

L’importanza della reputazione sul web

Il punto è che: non siamo solo utenti attivi, ma siamo anche oggetto di ricerca. I nostri clienti, cioè, chiedono ad Internet chi siamo e come lavoriamo, prima di rivolgersi e affidarsi al nostro marchio.

Forbes in un articolo spiega che il “97% delle persone esegue una rapida ricerca su di te su Google prima di incontrarti di persona, con l’83% che si fida dei risultati di ricerca e con il 65% che vede la ricerca online come la fonte più affidabile di informazioni su persone e aziende. […] In una ricerca condotta da Jobvite, il 90% dei reclutatori ha affermato di aver condotto ricerche online su potenziali candidati e in un’altra ricerca del 2018 condotta da CareerBuilder, il 70% dei datori di lavoro ha detto di utilizzare i social media per selezionare i candidati durante il processo di assunzione. Infine il 43% dei datori di lavoro utilizza i social media per monitorare gli attuali dipendenti.”

Questo significa che il nostro Personal Brand esiste, a prescindere dalla nostra volontà. Si crea quando inviamo una mail o inoltriamo un preventivo ai nostri clienti, quando spieghiamo loro perché dovrebbero scegliere noi piuttosto che un nostro concorrente e banalmente quando parliamo con le persone: in tutti questi momenti diamo vita alla nostra immagine pubblica senza rendercene conto. Abbiamo infatti uno stile comunicativo, una soggettività e un modo tutto personale di proporre la nostra immagine e la nostra professionalità. Facciamo cioè Personal Branding!

Allora, visto che già lo facciamo quotidianamente, tanto vale farlo consapevolmente. Per questo è importante curare la narrazione legata al nostro brand e prendere il controllo di ciò che raccontiamo di noi stessi.

Personal Branding: la rivoluzione

Direte: sì, ma qual è la novità? Tutti ormai curano la propria pagina Facebook, pubblicano immagini su Instagram e costruiscono il proprio CV ad hoc per registrarlo su Linkedin.

Come posso distinguermi da tutti gli altri? Ecco dov’è il cambiamento!

Seth Godin, fonte di riferimento nel settore marketing ha dichiarato: «È giunto il momento di smettere di convincere con insistenza e di disturbare o fare spamming, fingendo di essere i benvenuti. Siamo in una fase storica accelerata che non ammette però scorciatoie e occorre concentrarsi su un percorso lungo e sostenibile, tornare all’autenticità, che passa necessariamente dalle esperienze.”

Come spiega una nostra docente, non possiamo più vendere soltanto, ma dobbiamo farci scegliere. Ma non solo: oggi dobbiamo anche cercare un modo nuovo di rivolgerci al nostro pubblico.

Esiste un esempio di Personal Branding tutto italiano che da anni ormai cavalca l’onda dei social in modo completamente indipendente e riscuote successo. Il suo punto di forza sono state da sempre le “foto di Anna”. E con la sua non-strategia ci dimostra quanto sia importante oggi risultare credibili, semplici e spontanei. In una parola: genuini!

Sì, parliamo di Gianni Morandi: cantante famoso e social media manager di se stesso. Morandi pubblica contenuti che raccontano la sua storia, lo ritraggono in situazioni quotidiane e vicine alle persone. E interagire con i suoi post è come mettere un “mi piace” ad un amico d’infanzia, ad un ex compagno di scuola. Non cerca di vendere il suo ultimo album, non parla con termini retorici. Racconta emozioni, profumi, sensazioni che tutti conosciamo bene.

Ecco allora cosa fa la differenza. Raccontare il nostro Personal Brand in modo consapevole, coerente, ma soprattutto empatico.

Il dialogo diretto con il pubblico di riferimento è diventato il vero focus da prendere in considerazione. Raccontare loro chi siamo, cosa facciamo, ma soprattutto perché lo facciamo ed entrare in contatto con i bisogni dei nostri clienti e provare a metterci nei loro panni: dimostrare che lavoriamo per rispondere ad una reale necessità. Non puntare alla manipolazione dei social media per aumentare l’attenzione su di noi e vendere di più, ma ri-costruire la nostra forma mentis e riuscire a vendere di più perché dimostriamo ai nostri clienti che esistiamo per aiutarli in un modo innovativo ed efficace.

L’inizio di qualcosa di nuovo

Abbiamo modo di ripensare al nostro modo di guardare e utilizzare i social media. Non pensare più a Internet come uno strumento di manipolazione passiva, ma utilizzarlo per la sua caratteristica primaria: il fatto di essere e saper costruire “reti”.

Realizzare prodotti di valore, rispondere alle esigenze delle persone e farlo umanamente sono quindi le chiavi del successo per un Personal Branding attuale.

Non è facile, ma in fondo dovete essere solo voi stessi. E questo non è difficile, no?

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